Un vero e proprio mare giallo, quello che s’incontra nei nostri vigneti di Ca’ da l’Era, nella piana di Pieve Vergonte. Il tarassaco in fiore, infatti, nel mese di marzo raggiunge la sua piena fioritura, ricoprendo ogni piccolo angolino e donando un tocco di allegria. Lo sapevate che i fiori di tarassaco si possono anche mangiare? Passateli in pastella e friggeteli e sentirete che bontà.

Tarassaco dalle mille proprietà

Conosciuto anche come “dente di leone“o “soffione” è una pianta erbacea commestibile utilizzata da millenni come antinfiammatorio e per i benefici che apporta al fegato.
Il suo sapore è amarognolo ma gradevole. Il tarassaco novello, o come chiamato qui da noi “dandagliui”, viene quasi sempre mangiato crudo, in insalata, solitamente con le uova sode. Con il passare del tempo, quando le sue foglie s’ingrandiscono viene consumato cotto o lessato, dove perderà parte del suo sapore amaro, ma manterrà comunque tutte le sue proprietà. La zia di Marco, per esempio, lo unisce alla minestra di trippa o semplicemente al classico minestrone, donandogli una marcia in più. Anche i suoi fiori, come accennato in precedenza, sono commestibili, sia crudi in insalata, che impanati e poi fritti.

Conoscete il vino di tarassaco?

Il vino officinale, o enolita al tarassaco, è una preparazione ottenuta dalla macerazione della  radice tritata ed essiccata nel vino bianco secco.
Se volete provare a prepararlo in casa la ricetta è semplicissima:

Ingredienti per 1 litro:

  • 50 g di radice essiccata di tarassaco;
  • 1 litro di vino bianco fermo.

Lasciare in infusione la radice per almeno una settimana, in un contenitore con una buona chiusura ermetica. Trascorso questo intervallo di tempo, filtrare la bevanda e travasare in una bottiglia di vetro pulita e ben asciutta. Conservare ben chiuso in un luogo fresco per preservare la qualità.
Consumatene un bicchierino, circa 100 ml, dopo ogni pasto per facilitare la digestione.

Ricetta tratta dal sito greenstyle.it

Inoltre dalla radice essiccata e sminuzzata del tarassaco si ottiene, con la moka, un buonissimo caffè privo di caffeina e molto utile agli equilibri del nostro organismo.

Le erbe dei prati, merce ormai rara

Fino a qualche anno fa, percorrendo la strada che porta a Domodossola, scorgendo lo sguardo all’orizzonte, si potevano ancora vedere le donne inchinate, impegnate nella raccolta delle erbe dei prati, come per esempio i “dandagliui”, meglio conosciuti come tarassaco novello e gli “urtighit” o ortiche novelle. Poi c’erano i “varzol” o silene vulgaris, conosciuta quando in fiore perché chiamata “sciupit” o “fiori che scoppiano” e l’aglio orsino che in poco tempo dilaga in scarpate e “runchit” con il suo odore pungente e i suoi graziosi fiori bianchi. Arriva anche il momento degli asparagi selvatici, diventati merce rara. Più avanti si può raccogliere la borragine prima che fiorisca e il timo selvatico.

Erbe spontanee per riappropiarci della vera natura

La raccolta di erbe spontanee commestibili o erbe dei prati, ci permette di riappropiarci del valore della natura ricordandoci che le coltivazioni sono arrivate soltanto dopo e che una volta, tanto tempo fa i nostri nonni raccoglievano quel che il territorio dava loro senza necessità di coltivare, evitando così di intaccare la biodiversità tanto importante per ogni specie su questo pianeta.
Riconoscere queste erbe spontanee commestibili, interpretarne le loro caratteristiche esterne e comprenderne le proprietà benefiche, sono gesti da cui si trae un piacere che nessun ipermercato, per fornito che sia, è in grado di procurarci. Buon raccolto.

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